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Ca’ di Dio 750 anni

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Nascita | Rinascita

A cura del Prof. Alain Touwaide

Dopo decenni—se non un secolo—di straordinaria prosperità, particolarmente grazie alla presa di Costantinopoli nel 1204, e al suo dominio sul mondo bizantino e il Mediterraneo orientale e, attraverso essi, sul commercio dei beni rari e preziosi della Ruta della Seta, nel 1272 Venezia affrontava un periodo di incertezza: nel 1261, i Bizantini avevano riconquistato Costantinopoli, facendo perdere a Venezia le sue basi commerciali del Mediterraneo orientale. Inoltre, i Mongoli stavano stravolgendo la geo-politica dell’epoca conquistando e unificando il continente asiatico dalla Cina alle sponde del Mediterraneo. 

Anche se questo nuovo impero rappresentava un potenziale mercato unico per Venezia, la fine delle Crociate, la perdita di Costantinopoli e la caduta dei vari piccoli principati e altri reami latini fondati dai Crociati avevano chiuso le porte dell’Oriente, oltre a riportare in Occidente truppe sbandate, mercenari errabondi, e pellegrini lebbrosi. Venezia doveva reinventare il suo futuro. I mercanti veneziani cercavano nuove rotte e sbocchi commerciali, nel 1271 Marco Polo partì per esplorare l’impero mongolo, e la carta iniziava a diffondersi, annunciando una rivoluzione del libro che più tardi fece la fortuna di Venezia.
Intanto, fedele alla sua tradizione, Venezia si investiva nella cura di chi ne aveva bisogno: negli anni 1253-1268 ampliò l’Ospissio Orseolo e, nel 1260-61, fondò le prime Scuole Grandi. Poi, nel 1272, creò un casa—Cà di Dio—per accogliere i più bisognosi, ritornando alla vocazione dell’ospedale dei tempi dei Padri della Chiesa nel IV secolo. Pur ancora incerta nel 1272, una rinascita si stava preparando. 

Prof. Alain Touwende

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1272-2022 | 750 anni di storia

e quasi non sentirli…

Ha inizio nel 1272 la storia affascinante di questo palazzo che guarda il Bacino di San Marco che negli anni ha vissuto vite diverse, senza mai perdere la sua vera anima. Da alloggio per pellegrini di passaggio verso la terra Santa a luogo che accoglieva donne in difficoltà rimaste sole. Nel 1544 i Procuratori de San Marco de supra avviano un completo rinnovo della struttura, incarico che affidarono al celebre Jacopo Sansovino. 

Il priore chiese al Sansovino di ottenere 24 nuove unità abitative più comode e luminose. Ad ogni donna ospitata, alla quale veniva attribuito il titolo di “ camerista”, spettava una stanza individuale con cucina e focolare, come attestano numerose canne fumarie che caratterizzano il prospetto sul rio de la Ca’ di Dio.

Nel corso del 1547 però, i lavori dovettero essere momentaneamente sospesi, in quanto venne fatto rilevare ai Procuratori che l’unica autorità pubblica deputata a farsi carico dei bisogni di Ca’ di Dio era, per antica consuetudine, esclusivamente il Doge. Dopo la ripresa dei lavori, nel 1548, si iniziò ad apportare numerose modifiche ed una serie di ampliamenti che snaturarono il progetto originario. Nel 1556  il Maggior Consiglio approvava una Parte (legge) che sottopone la Ca’ di Dio, fino ad allora solamente commissariata, al juspatronato ducale, dovendo perciò il Priore rispondere del suo operato gestionale direttamente al capo dello Stato. Venne inoltre deliberato che tra le ospiti ammesse ci potessero essere anche vedove di soldati e di impiegati della pubblica amministrazione prive di mezzi, tale decreto venne parzialmente modificato nel 1623, quando il Maggior Consiglio stabilì che nella casa potessero essere ammesse solamente povere donne di origine nobile e cittadinesca, oneste e non maritate di età non inferiore ai 30 anni. Con questa parte il governo specificò il tipo di utenza ammessa al ricovero, provvedendo anche a riordinare l’organizzazione interna: stabilendo che le donne, obbligate a dimorare nella cameretta loro assegnata, potevano svolgere attività retribuita all’esterno dell’edificio stesso. L’amministrazione finanziaria dell’istituzione, notevolmente accresciuta grazie alle cospicue donazioni nel frattempo affluite, venne affidata a cinque Priori nominati dal Doge. I quali si avvalevano della collaborazione di un Revisor, di un Appontador, di un Medico, di un Chirurgo, di un Inserviente, di un Proto (tra cui Baldassare Longhena), uno Speziale, un Mansionario, e di un Infermiere. Dopo il 1797, con la caduta della Repubblica , Ca’ di Dio sopravvisse alle soppressioni napoleoniche e nel corso del XIX secolo furono avviati lavori di restauro. In particolare, nel 1884, fu restaurato l’oratorio, a cui si restituì il nome originario di Santa Maria Assunta, che nel 1840 era stato mutato in quello di San Gioacchino. Dopo l’ultimo restauro, condotto tra il 1970 ed il 1973, il complesso verrà ad ospitare ben 92 camere assegnate a persone autosufficienti di entrambi i sessi. Oggi la vocazione di profonda ospitalità trova la sua massima espressione nel restauro e nella riqualificazione che trasforma l’antica “casa” nel nuovo hotel che racchiude fascino e storia, celebrando la città che lo ospita fin dalle origini.

 

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Ca’ di Dio | il concept

L'ospitalità come vocazione immutata

La vocazione di profonda ospitalità trova la sua massima espressione nel restauro e nella riqualificazione che trasforma l’antica “casa” nel nuovo hotel che racchiude fascino e storia, celebrando la città che lo ospita fin dalle origini.
Il progetto di interior design è stato affidato a Patricia Urquiola, studio di fama internazionale, che ha scelto di creare un progetto dove va in scena Venezia.

La palette di colori è sobria e tenue, con sfumature e trasparenze in un gioco fluido di movimenti continui, proprio come avviene per l’acqua. L’idea è quella di contrapporre e combinare la Venezia delle “sconte”, calle nascoste fatte di vecchi mattoni, alla Venezia dei palazzi nobiliari con marmi e decori. Per continuare il rapporto con il luogo si sono scelti materiali rappresentativi della città e della sua tradizione, come vetro, legno, ferro battuto, pietra e marmi, lavorati dalle sapienti mani degli artigiani e dalle maestranze locali.

 

La struttura stessa di Ca’ di Dio rappresenta un unicum per la città di Venezia accogliendo al suo interno tre corti, che diventano oasi di pace e tranquillità, rifugi naturali in cui ritrovare il proprio tempo, dopo una giornata trascorsa a visitare la città,  le mostre, i festival e le fiere, immersi nella sua vita scandita dallo scorrere dell’acqua e degli appuntamenti internazionali di cinema, arte, cultura e architettura.

Le opere d’arte originarie della Ca’ di Dio, dopo l’importante restauro del complesso architettonico sansoviniano, rientrano finalmente “a casa”, dopo essere state oggetto di restauro e manutenzione conservativa.

SCOPRI LE OPERE RESTAURATE →

 

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Ca’ di Dio e la cucina del “Respectus”

A Ca’ di Dio tutto inizia con la stagionalità

Ogni stagione ha il suo colore e i suoi frutti da cui trae ispirazione il menu, accogliendo gli ospiti “a casa” con preparazioni semplici di ingredienti stagionali di qualità che parlano da soli.

 

L’obiettivo della cucina di Ca’ di Dio è regalare all’ospite un’esperienza autentica, ricca di storia, di luoghi e di persone, dove il cliente è al centro di tutto. È rispetto delle tradizioni, rispetto dei prodotti, dei profumi e dei sapori; è una cucina dai gusti decisi, veritieri, fondata sulla qualità delle materie prime ed esaltata dalle abilità tecniche acquisite dall’esperienza e da una ricerca sempre costante. Una cucina fatta con prodotti del territorio senza dimenticare le eccellenze italiane, ricette dai gusti definiti, decisi, autentici ed equilibrati. Nel loro rispetto le tecniche di lavorazione e cottura scelte, con la consapevolezza di ridurre manipolazioni, semplificare la cottura per non perdere la vera essenza del prodotto. Assieme alla valorizzazione del prodotto vi è la tradizione e la storia dei luoghi in cui si trova Ca’ di Dio. Venezia è accompagnata da una storia gloriosa di conquiste e di grande potenza mercantile, questo ha permesso l’introduzione nella cucina veneziana di spezie e prodotti soprattutto dal panorama asiatico. L’agrodolce usato nel classico “Saor”, il pepe, la noce moscata, il cumino, l’anice, la cannella sono solo alcuni esempi di profumi di Venezia che caratterizzano i piatti tradizionali ma che danno anche spazio alla rielaborazione, sempre rispettando l’origine dei piatti. Tutto è fatto in casa, con genuinità e tanta passione. Dalla panificazione con lievito naturale, farine Bio macinate a pietra e prodotte in Veneto, alla pasta fresca e alla pasticceria. In primo piano i prodotti di alta qualità del territorio, dall’utilizzo di carni venete del Montello o dell’Alpago, ai formaggi veneti, alle verdure di Sant’Erasmo sino al pesce di laguna che non può mancare.

L’orto interno fornisce ingredienti freschi per i piatti della cucina del “Respectus”, oltre a rappresentare un angolo di bellezza e tradizione nel cuore dell’hotel. L’essenza della cucina del “Respectus” sono le emozioni fatte di accoglienza, profumi e sapori, storie da raccontare e passioni da trasmettere.

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La Venessentia sostenibile

La visione del General Manager

Christophe Mercier, General Manager di Ca’ di Dio, ci racconta la sua visione

”Venessentia” racchiude in sé un concetto di accoglienza che parte da Ca’ di Dio alla scoperta dell’unicità di Venezia. Venezia è fatta di pietre e marmi. La sua laguna, la vegetazione e la biodiversità sono uniche al mondo e meritano tutta la nostra cura e attenzione.
Il nostro progetto di sostenibilità attiva, che inizia dai grandi investimenti strutturali durante la fase dei restauri, passando per le divise e le scarpe in materiali riciclati che indossiamo e soprattutto per le azioni consapevoli, che quotidianamente pongono al centro l’attenzione per ambiente in cui viviamo.
Venezia, elegantissima e raffinata, con i suoi Palazzi che si affacciano sul Canal Grande, ma che svela la propria anima, percorrendo calli strette, “sconte” “campi e campielli”.
“Venessentia” rilancia la vera essenza della città, attiva e viva, ma anche fragile, che si scopre piano piano, assaporando, camminando, gustando e vivendo, tutto d’un fiato, 1600 anni di storia.”